
L’appuntamento è stato un’occasione per riflettere su come sia possibile individuare, riconoscere e contrastare l’odio contenuto in un discorso, un tema intorno al quale da tempo esponenti della società civile e linguisti si interrogano. E’ sempre più pressante, infatti, la necessità di decodificare in tal senso il discorso culturale tenuto non solo sulla carta stampata, ma anche in televisione e on-line. In particolar modo on-line, inoltre, si stanno sempre più costituendo centri che creano comunità aggressive, anche con la simulazione della rappresentanza per altri e per falsi gruppi; questi seminano discorsi di odio che prendono spesso di mira i più deboli e le minoranze, e si basano su di una supposizione che esprime disprezzo per la persona.
Di fondamentale importanza è la consapevolezza delle modalità di funzionamento della lingua italiana, di come la lingua italiana ed il suo uso nel nostro quotidiano possano creare humus culturale per generare e diffondere l’“hate speech” contro le donne. Per combattere il “linguaggio di odio” in prospettiva di genere, bisogna quindi diffonderne la conoscenza e le azioni strategiche di contrasto. Questo passa anche attraverso l’educazione a riconoscere a sé stessi e agli altri il diritto di stare bene come si è e per quello che si è.
Una buona conoscenza linguistica riduce l’accettazione di stereotipi di genere e dell’aggressività di comunicazione: di questo la Scuola dovrebbe farsi carico.