
La convenzione, composta di 81 articoli, sottolinea come “il raggiungimento dell’uguaglianza di genere, de jure e de facto, sia elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne” e pone come obiettivo la creazione di una rete integrata fra tutti coloro che si occupano di prevenire e reprimere la violenza.
Negli interventi che si sono succeduti è stato evidenziato come la violenza contro le donne non sia riducibile alla devianza di maniaci o marginali, contro i quali alimentare risposte emergenziali che, paradossalmente, alimentino politiche securitarie. Non c’è un nemico oscuro nascosto nelle nostre strade da espellere: il male è nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle relazioni e nell’immaginario di genere che la nostra società ha costruito. La violenza contro le donne è solo marginalmente rinviabile ad arretratezza culturale, né è retaggio di un passato premoderno: riguarda tutte le latitudini del nostro paese, la provincia come le grandi città, tutte le classi sociali e i livelli di istruzione. Interroga direttamente la “normalità” e il presente. Appare pertanto fuorviante interpretare questa violenza come frutto di un “disordine” improvviso. Essa è piuttosto un fenomeno che ha radici profonde e stratificate, il cui cambiamento richiede tempi lunghi e passa inevitabilmente attraverso la formazione e la consapevolezza. Nella scuola ragazzi e ragazze compiono un percorso fondamentale di crescita culturale ed umana. Nei giovani uomini, nelle giovani donne è più forte la possibilità di incidere sulle modalità di relazione tra i sessi e, quindi, concretamente di fare prevenzione.

Fidapa -Sezione di Ferrara– è attualmente impegnata, in collaborazione con Bal’danza, nella realizzazione di un progetto rivolto alla valorizzazione di figure femminili che nella loro storia di vita hanno sperimentato forme differenti di violenza psicologica. E’ questa una modalità di sopraffazione difficile da distinguere e definire: si tratta spesso di atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella relazione, quasi mai visibili dall’esterno e per questo maggiormente lesivi dell’autostima e dello stato psichico della persona. Le protagoniste femminili, oggetto di studio, sono due artiste: Lucrezia Aguiari, detta La Bastardella, cantante famosa di origine ferrarese della metà del’ 700, e Giulia Schucht, vissuta agli inizi del ‘900, moglie russa di Antonio Gramsci, musicista colta e sensibile. Donne profondamente diverse, accomunate da un percorso di vita determinato dalla ricerca della propria identità personale e della realizzazione delle proprie aspirazioni. Con forza e coraggio hanno saputo rimuovere ostacoli e impedimenti, lasciando segni tangibili del loro passaggio nella storia e nel contesto sociale, culturale, artistico dell’epoca. Il progetto si sviluppa in due momenti diversi, che costituiscono le tappe di un percorso che congiunge idealmente le date simboliche dell’8 Marzo, giornata internazionale delle donne e del 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza alle donne, nella continua costruzione di una sensibilità, di una cultura e di un vivere sociale nuovi che riconoscano il contributo indispensabile ed irripetibile di donne e di uomini. Il progetto si concluderà il 22 settembre p.v. con l’ultimo incontro programmato.