
Sgaravatti, discendente della famosa famiglia di vivaisti, formatosi presso il Thames Polytechnic di Londra, dove ha frequentato il corso di “Landscape Architecture”, durante la sua permanenza in Inghilterra ha avuto modo di vedere i giardini anglosassoni e, una volta rientrato, reinterpretare il giardino all’italiana. In Inghilterra ha avuto anche modo di vedere i primi esempi di “Green therapy”, che appunto, ha potuto trasmettere nel suo progetto al San Camillo. “Le piante aiutano pazienti colpiti da malattie neurologiche e cerebrali a riprendere contatto con la vita, ad aumentare la loro autostima”, afferma. La scelta delle piante è stata molto importante, e si è basata su tre criteri: le piante più grandi danno beneficio, protezione; un’altra parte si riferisce alle sensazioni, al colore dei fiori, al loro profumo; la terza parte, la più difficile, si riferisce all’interazione con le piante, al lavoro nell’orto. Il progetto ha suscitato grande interesse e viene ora studiato anche da altri enti. Alla fine della presentazione, dopo avere risposto alle numerose domande del pubblico, Sgaravatti ha infine proiettato immagini di alcuni dei numerosi giardini e parchi realizzati per enti pubblici, storici, privati e ricreativi, offrendo vari spunti e suggerimenti su come decorare gli spazi all’aperto, nella prossima primavera.