
La comunicazione è un atto sociale: come dice l’etimo della parola, è mettere in comune – non solo trasmettere! – qualcosa tra chi prende l’iniziativa del contatto e chi lo riceve. È un processo, un ponte che ci mette in relazione con gli altri e proprio la relazione è l’aspetto più importante. Affinché la comunicazione avvenga, tutti devono contribuire attivamente. Anche il silenzio (e ci sono tanti tipi di silenzio!) è determinante nella comunicazione. “Non comunicare è impossibile” dice la dott.ssa Taufer. Anche chi risponde ad una domanda o proposta o affermazione con un silenzio e/o con un atteggiamento di chiusura (gesto, postura, espressione del volto) comunica qualcosa. Ne derivano alcune considerazioni:
– È importante il contenuto (il quid) della comunicazione, ma anche il modo (la relazione) in cui essa si realizza
– Si può avere relazione di simmetria, ossia posizione di uguaglianza tra le persone che comunicano, o di a-simmetria, in cui una delle parti si trova in posizione di dipendenza e l’altra di supremazia
– Chi è in posizione di inferiorità ha più difficoltà a comunicare e tende a subire la relazione
– Chi ha in mano la situazione non deve mettersi alla pari dell’altro (es. assumere un tono troppo accorato se l’altro è depresso), ma gestire serenamente la relazione in modo da garantire all’altro la possibilità di esprimersi
In una comunicazione corretta non è importante solo parlare, ma anche ascoltare. La dott.ssa Taufer ha riportato un’affermazione dello psicologo Carl Rogers: “L’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto”. Fin dalla scuola elementare si insegna a scrivere e a leggere, ma non ad ascoltare. Spesso interrompiamo chi sta parlando invadendo il campo con nostre vicende o giudizi o personalismi, perché non sappiamo ascoltare: in questo modo mettiamo in atto una comunicazione violenta, non assertiva. E invece ascoltare davvero equivale a far capire all’altro: “Sei importante per me, accetto la relazione con te e non ti giudico, ti accetto come sei”. In chi si sente ascoltato aumenta l’autostima! L’importanza dell’ascolto è stata ribadita più volte dalla dott.ssa Taufer, che pure ne ha messo in evidenza i possibili ostacoli (affaticamento, barriere linguistiche …).
Attuare una comunicazione assertiva o autoaffermativa o non violenta significa rivelare onestamente se stessi, esprimere con chiarezza ed efficacia la propria personalità (emozioni, opinioni) e nello stesso tempo mettere l’altro in condizione di fare altrettanto. Sono essenziali per questo la simpatia (il vedersi nell’altro) e l’empatia (il partecipare all’esperienza dell’altro, condividerla), insomma il mettersi vicini all’altro pur nelle differenze. In questo senso la comunicazione assertiva o non violenta viene detta anche empatica o collaborativa o ancora … linguaggio giraffa, essendo la giraffa il mammifero terrestre col cuore più grande! Quando mancano i requisiti di cui si è appena detto, afferma la dott.ssa Taufer, ossia quando c’è freddezza, si parla di analfabetismo emozionale.
La comunicazione assertiva è legata all’autostima. Chi non si stima spesso è aggressivo ed afferma solo se stesso, anche in forma violenta, o manifesta ipocrisia o ancora assume atteggiamenti passivi e/o vittimistici, ostacolando l’espressione dell’altro. Al contrario, l’atteggiamento assertivo di chi è in pace con se stesso riduce l’insicurezza anche nell’altro. Una discussione assertiva, pur tra due persone che hanno punti di vista divergenti e che mantengono divergenze di opinione, porta un cambiamento ed un arricchimento in entrambe!
Per attuare una comunicazione assertiva e non violenta è necessario:
– separare l’osservazione dalla valutazione (il non ti giudico già detto)
– identificare le proprie emozioni ed il proprio stato d’animo (conoscere ed accettare se stessi)
– definire chiaramente le proprie esigenze ed esprimerle senza mascheramenti o ipocrisie (autoespressione onesta)
– chiedere, non pretendere
La dott.ssa Taufer ha anche illustrato a lungo le diverse modalità della comunicazione, che non scaturiscono certamente soltanto dalla parola. Si è già detto dell’importanza del silenzio nelle sue svariate declinazioni, ma almeno altrettanto possono determinare la qualità ed il risultato dell’atto comunicativo tutti i linguaggi non verbali a cui si ricorre sempre, intenzionalmente e non, e che rivelano moltissimo di noi! Pensiamo agli sguardi, al guardare o non guardare l’altro, alla posizione che si assume rispetto alla persona con cui si è in relazione (vicinanza, distanza…), alla postura o atteggiamento del corpo, che lo rende così eloquente, alla gestualità, ai movimenti o all’immobilità di braccia e mani, all’espressione del viso, degli occhi, ai mille atteggiamenti – intenzionali e non – che condizionano in senso positivo o negativo il risultato della comunicazione…e che possono renderla assertiva e non violenta (o auto affermativa o empatica o collaborativa o linguaggio giraffa) oppure – al contrario – non assertiva e violenta.
Ci sono stati alcuni interventi, con esposizione di esperienze personali. E’ stato un pomeriggio di scoperte, stimoli a riflettere, conferme, arricchimento per tutti. Il pubblico infatti ha manifestato ripetutamente interesse e soddisfazione, insieme alla gratitudine verso la dott.ssa Taufer, che ha messo a disposizione delle socie e di tutti gli intervenuti la sua competenza.