Linee Programmatiche Tema Nazionale

La Segretaria nazionale, Pia Petrucci, ha formulato una prima traccia per lo sviluppo del Tema nazionale, di cui i diamo un’anticipazione.
Il Tema Nazionale di questo biennio “Partecipazione e responsabilità per lo sviluppo della cittadinanza attiva e solidale” sottolinea il ruolo fondamentale della nostra Associazione come movimento di opinione, portavoce delle maggiori istanze della società civile, e come forza di pressione presso tutti i livelli di governo, dal locale, al regionale e al nazionale, nonchè presso le istituzioni internazionali, promuovendo azioni concrete da mettere in atto per il raggiungimento della partecipazione civile al processo decisionale ed alle politiche pubbliche.
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha riconosciuto, nella Raccomandazione CM/Rec (2007) 14 adottata nell’ottobre 2007, “il contributo essenziale fornito dalle Organizzazioni non governative (ONG) allo sviluppo e all’attuazione della democrazia e dei diritti umani, in particolare promuovendo la sensibilizzazione e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, garantendo la trasparenza e la responsabilizzazione delle autorità pubbliche”.
Come impegnarsi per una maggior partecipazione alla vita pubblica e politica
Democrazia paritaria, ovvero più donne in politica
La scarsa presenza di donne nei luoghi della decisione politica è un deficit della democrazia: è necessario proporre di sostenere la presenza delle donne in tutti i luoghi decisionali con particolare riferimento ai sistemi elettorali, alla presenza paritaria nelle liste elettorali, agli incarichi di governo, alle posizioni di responsabilità dei partiti.
I differenti livelli di partecipazione al processo decisionale politico
  • Ø Informazione e sensibilizzazione
  • Ø Consultazione
  • Ø Dialogo collaborativo e partenariato con le istituzioni
Il dialogo collaborativo con le Istituzioni dovrà sfociare nella definizione congiunta di una raccomandazione, di una strategia o di una legislazione nella convinzione sempre più certa del “ritorno dell’investimento fatto promuovendo donne alle posizioni apicali”.
Sarà importante coinvolgere le nostre Socie attive in politica, delle quali abbiamo iniziato a stilare un elenco (v. Allegato) sulla base dei dati forniti dalle Presidenti Distrettuali nello scorso anno sociale e che andrà ulteriormente aggiornato.
Quote rosa nei CDA delle società quotate in Borsa e nelle società a gestione pubblica (L. 12 luglio 2011, n. 120 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 174 – 28 luglio 2011)
LE NUOVE NORME – Ecco in sintesi i punti salienti del testo normativo:
I consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015.
In caso di inadempienza ci sarà una diffida da parte della Consob a reintegrare il cda o i collegi entro quattro mesi; in caso di ulteriore inadempienza scatteranno un’ulteriore diffida di tre mesi e le sanzioni pecuniarie: da 100 mila a 1 milione di euro per i cda e da 20 mila a 200 mila per i collegi sindacali. Qualora le società non si dovessero adeguare entro i sette mesi concessi dalle due diffide scatterà la decadenza del consiglio d’amministrazione o degli organi di controllo.
Scuola di parità contro gli stereotipi
La scuola ha un ruolo fondamentale nella crescita delle nuove e dei nuovi cittadini. E gli stereopiti di genere si formano sin dai primi anni di età. E’ la scuola dunque il luogo dove si dà fondamento ai principi costituzionali che dichiarano l’uguaglianza, la pari dignità, il rispetto di ogni differenza.
E’ proprio in virtù di queste premesse che prende corpo la certezza di favorire il dialogo e la collaborazione con il mondo della scuola.
Uno scambio, e forse ancora più, un flusso sinergico che ha come meta finale l’accrescimento delle occasioni qualificate attraverso cui i giovani possono entrare in contatto con esperienze di cittadinanza attiva, responsabile e solidale.

Strumenti operativi

  • Ø Lavoro in rete
  • Ø Condivisione e definizione del programma
  • Ø Metodologia di lavoro
Il mio impegno personale sarà quello di coordinare lo svolgimento del tema nazionale, avvalendomi del contributo propositivo delle Vice Presidenti Distrettuali che a loro volta creeranno una loro rete con le Vice Presidenti di Sezione.
Dovrà essere un vero lavoro di équipe che vedrà anche l’apporto delle Commissioni Nazionali.
Definito insieme il programma e le modalità di svolgimento, produrremo un documento programmatico che indicherà le linee-guida d’intervento, mirato alla realizzazione del progetto comune.
Sarà privilegiato il lavoro di gruppo: l’insieme delle sinergie è sicuramente garanzia di una  maggiore incisività e visibilità.
La matrice illustrata qui sotto riassume le tappe del nostro lavoro:

Definizione del programma Elaborazione Decisione Realizzazione Monitoraggio

Tema Nazionale 2011-2013

“Partecipazione e responsabilità per lo sviluppo della cittadinanza attiva e solidale”

La consapevolezza dell’importanza del tema della partecipazione e responsabilità deve essere il nostro filo conduttore nel riconoscere la necessità di un nuovo protagonismo politico delle donne per affermare, con i diritti di cittadinanza, la competitività economica e lo sviluppo culturale dell’intera collettività.
Nei Paesi europei le donne oggi sono più scolarizzate, più qualificate degli uomini, eppure, se non a macchia di leopardo (vedi i Paesi scandinavi), non vengono riconosciute a livelli decisionali, né per quanto riguarda il campo della rappresentanza politica, né per quanto riguarda il campo sociale ed economico.
E’ necessario un nuovo ordine ed equilibrio nella ripartizione degli spazi deputati all’esercizio del potere e nella partecipazione delle donne nelle istituzioni, affinchè il concetto di uguaglianza possa essere integrato ed inteso come sentimento di giustizia. Solo laddove le donne sono riconosciute e promosse, la qualità e la vita delle donne, finalmente ben rappresentate, migliora; ma anche la società nella sua globalità migliora la qualità del vivere insieme. Studi recenti dimostrano come un aumento dell’occupazione femminile potrebbe favorire l’aumento del PIL del 13% nell’Eurozona, del 22% in Italia e produrrebbe nuovi posti di lavoro realizzando così maggiore benessere sociale.
Come raggiungere una democrazia paritaria?: attraverso una parità di accesso alle cariche elettive
Nel nostro Paese il problema della scarsa rappresentanza femminile risulta ormai da anni del tutto evidente. La presenza di donne nelle Assemblee elettive a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale pone infatti, come è noto, l’Italia agli ultimi posti tra i Paesi dell’Europa allargata. Se si considera che nel nostro Paese la popolazione femminile rappresenta oltre la metà di quella nazionale (attestandosi al 52% circa), il numero delle donne in Parlamento, nei Consigli regionali e nei Consigli provinciali e comunali è ancora decisamente minoritario, nonostante le modifiche costituzionali e le previsioni contenute nelle leggi elettorali e negli Statuti regionali.
La nostra Costituzione è stata sottoposta, infatti, a revisione con le leggi costituzionali n.1 del 1999 e n.3 del 2001. Tali riforme hanno apportato rilevanti modifiche all’assetto regionalista originariamente previsto dai nostri Costituenti, attribuendo alle Regioni una più ampia autonomia: in particolare, lo Statuto delle Regioni ordinarie rappresenta oggi lo strumento attraverso il quale ciascuna Regione è in grado di individuare i caratteri della propria forma di governo, sia pure entro i confini già segnati dal testo costituzionale.
In questo contesto riformatore si inserisce la previsione del c.7 dell’art.117 della Costituzione in base al quale proprio “le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Tale previsione a livello regionale ha preceduto, sia pur di poco, un’analoga previsione riferita all’intera Repubblica, introdotta con revisione costituzionale nel 2003: la modifica apportata all’art. 51 della Costituzione dalla legge costituzionale n. 1 del 2003 con la quale al 1° c. del suddetto art. – che, come è noto, dispone che “tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”- si è aggiunta la previsione in base alla quale “a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.
Per quanto riguarda le Regioni a Statuto speciale, la legge costituzionale n.2 del 2001, relativa all’elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Provincie autonome, prevede che ogni Statuto speciale, con riferimento alla legge elettorale, aggiunga la previsione che “al fine di conseguire l’equilibrio della rappresentanza dei sessi, la medesima legge promuove condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali”.
Non si può negare che il quadro costituzionale in materia di parità di accesso consenta di parlare di un “cammino” delle pari opportunità che è stato sicuramente intrapreso, ma che non ha ancora condotto le Regioni ad approfittare pienamente delle possibilità offerte dalla normativa costituzionale, mantenendo quindi nella legislazione elettorale regionale un atteggiamento piuttosto tiepido quanto alla previsione di strumenti volti a rimuovere effettivamente gli ostacoli che impediscono il raggiungimento della parità dei sessi in politica.
Un modo per favorire la presenza femminile potrebbe essere rappresentato dall’introduzione della “doppia preferenza di genere”, già presente nella legge elettorale n.4 del 2009 della Regione Campania, meccanismo normativo che prevede che l’elettore possa esprimere uno o due voti di preferenza e che in questo caso una delle due preferenze espresse debba riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista.
Le elezioni che anche per la Regione Campania si sono svolte nel marzo 2010 hanno mostrato gli effetti benefici dell’introduzione della doppia preferenza, collocando infatti la Regione al primo posto quanto a numero di donne elette nel Consiglio regionale (14 donne su 60 consiglieri pari al 23,3%), anche se si tratta di una presenza femminile ancora lontana dal realizzare quelle pari opportunità nella rappresentanza che la Costituzione ormai prevede.
Non può essere, poi, trascurato il ruolo che i partiti svolgono nella fase che precede il voto, quella fase, fondamentale per una democrazia, che è rappresentata dalla selezione delle candidature. Nel nostro Paese, i partiti, in forza all’art. 49 della nostra Costituzione, contribuiscono “con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. La mancanza di trasparenza e l’assenza spesso di un collegamento reale con la base elettorale nella fase di scelta delle candidature incrina dunque proprio la funzione democratica dei partiti. Fondamentale è in questo senso l’autoregolamentazione dei partiti, alcuni dei quali hanno già intrapreso questa strada attraverso la previsione di strumenti di pari rappresentanza all’interno degli organi di partito e nella scelta delle candidature, ma che ancora applicano queste regole con molte difficoltà e spesso con non poche contraddizioni.
Infine, non può negarsi che più in generale pesi un approccio culturale ancora distante dall’accogliere pienamente l’idea della parità dei sessi. Una parità, cioè, che deve avere come base irrinunciabile la valorizzazione delle differenze di genere, risorsa indispensabile e necessaria allo sviluppo sociale ed economico del paese.
In questa prospettiva, è quindi necessario che tutti i fattori evidenziati – strumenti elettorali, autoregolamentazione dei partiti, misure anche legislative che consentano di aiutare le donne nella gestione dei “tempi di vita e di lavoro” e, più in generale, un nuovo approccio culturale – agiscano in sinergia attivando un processo circolare necessario a consentire che la parità di genere in politica, ancora lontana, possa realizzarsi senza produrre un appiattimento delle differenze di genere, ma consentendo a ciascuno, partendo dalle rispettive identità, di offrire il proprio contributo alla politica.