Fidapa distretto nord est

Donne e stampa, difficile convivenza

2016_03_09_corra (10)La sezione bellunese di Fidapa Bpw Italy ha voluto ricordare l’otto marzo, invitando un talento femminile bellunese a tenere una conferenza. Marcella Corrà è una delle poche capo redattrici italiane, nella fattispecie del Corriere delle Alpi, quotidiano del gruppo De Benedetti. Iniziò la carriera alla Gazzetta delle Dolomiti, collega dell’attuale presidente di sezione, Maria Zampieri, ed ora è una delle poche donne a capo di una redazione, di un giornale, tuttavia, che si fregia anche di una donna direttore (o dovremmo dire direttrice?). Corrà dipinge un mondo difficile da reggere per una donna che voglia formarsi una famiglia. Lavoro affascinante, che dal Duemila ha visto aumentare il numero delle donne, ma ancora lontano dal raggiungere la parità. Soltanto cinque direttori su settanta sono donne, anche se le cifre sono più lusinghiere nella stampa specialistica. Non va meglio nel resto del mondo; la donne al timone del Times e di Le Monde non hanno avuto vita facile.
Perché, dunque, è così difficile? Prima di tutto dipende dalla mentalità, che non è cambiata negli ultimi decenni. Di fronte ad una scelta che richiede responsabilità eccessive, le donne preferiscono rimanere capo servizio, per evitare di occuparsi di un intero giornale. E che dire di un orario non-stop che va dalle 10 alle 23? Persino con il solo compagno diventa difficile gestire la vita privata, se poi arrivano anche dei figli, la scelta diventa pesante, ed in genere a rimetterci è la carriera. Dunque, in ogni caso, si tratta di rinunce o di sacrifici. Quando, poi, avanzi con la carriera, il carico di lavoro diventa ancora più impegnativo. Marcella Corrà ha dovuto fare delle rinunce per il lavoro, perché, in qualità di capo redattrice, deve occuparsi un po’ di tante cose, dalla lettura delle lettere in redazione, ai titoloni delle locandine, alla pubblicazione immediata delle notizie sui social network, per non citarne che alcune. Non va meglio sul versante economico, perché spesso una maggiore responsabilità non significa automaticamente una maggiore gratificazione stipendiale. Durante la conversazione non sono mancati esempi concreti, riferiti a colleghe o ex colleghe, a conferma del quadro descritto. E, alla domanda su cosa consiglierebbe alle giovani che desiderano diventare giornaliste, risponde che prima di tutto è opportuno laurearsi, poi, se ti piace, fai il collaboratore, ma non contare troppo sull’assunzione. L’albo, istituzione prettamente italiana, ha messo dei grossi paletti.