San Donà di Piave – Convegno : “Amarsi…da Morire” – Il sottile percorso tra amore odio e passione: interventi nell’emergenza e possibili percorsi di educazione e prevenzione

Locandina-violenza2013sandonà-page-001Sabato 9 febbraio 9.00-14.00

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Saluto della Presidente della Provincia di Venezia e Sindaco di San Donà di Piave, Dott. Francesca Zaccariotto

Un saluto ed un ringraziamento a tutti i presenti, agli organizzatori, ai relatori e in particolare alla Presidente della Fidapa, che ringrazio per aver promosso questo Convegno su un argomento di grande attualità e dai risvolti profondi e toccanti, che accomuna l’universo femminile ( e non solo ) senza distinzioni sociali, politiche, di razza e religione.

Il mio apprezzamento deriva soprattutto dalla constatazione che occasioni come queste dimostrano che c’è la ferma volontà di mettere a punto una strategia per un impegno sociale concreto, mettendo sotto i riflettori un argomento di cui si parla ancora troppo poco e che troppo frequentemente matura ed esplode nel buio della solitudine, della paura, della vergogna, ma soprattutto della mancanza di conoscenza degli strumenti per affrontarlo.

Pertanto tutto quello che viene fatto per attirare l’attenzione in questa direzione, sia da parte di organismi privati che di pubbliche istituzioni, è di vitale importanza perchè consente di prevenire o far emergere situazioni a rischio prima che sia troppo tardi. Come Provincia di Venezia e come Comune di San Donà, negli ultimi anni, abbiamo rivolto una grande attenzione a questi temi. Abbiamo fatto sentire la nostra voce in varie occasioni (per la vita di Sakineh, la donna iraniana condannata alla lapidazione, per la giovane Malalah, la quattordicenne pakistana malmenata per aver rivendicato il suo diritto allo studio. Abbiamo protestato anche contro quella sentenza della Cassazione, che nel 2010 aveva assolto un uomo dall’accusa di percosse reiterate per tre anni nei confronti della moglie : una sentenza paradossale nella quale si coglieva un invito ad usare violenze maggiori nei confronti della moglie se le botte non sono efficaci. Ricordo che il nostro Consiglio Provinciale ed anche Comunale hanno aderito all’unanimità alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e, tramite la commissione provinciale pari opportunità, abbiamo svolto opera di sensibilizzazione, nelle scuole superiori, negli uffici pubblici, soprattutto invitando le stesse donne a denunciare aggressioni o violenze subite alle autorità e alle istituzioni. Inoltre con l’ordine degli avvocati di Venezia ho promosso e sottoscritto un protocollo importante ( al quale, oltre al Comune di San Donà, stanno aderendo via via tutti i comuni della provincia veneziana ) – sul patrocinio gratuito per le vittime di violenza di genere. Molto significativo è anche il successo di adesione ai corsi antiviolenza femminile che da svariati anni sono organizzati dalla nostra Polizia locale, che consentono di acquisire maggiore sicurezza personale, saper riconoscere situazioni di pericolo e saper reagire con tecniche idonee ed efficaci.

L’incontro di oggi affronta dunque questo delicato problema con interventi di analisi, di sostegno, di tutela giuridica e legale, guardando alla prevenzione della violenza soprattutto quando gli eventi sono già accaduti o poco prima che accadono.

Io credo che sia molto importante insistere anche su un’azione strategica di “prevenzione” molto più a monte, che è la stessa che vale per ogni grave “problema sociale”, ovvero creare le condizioni affinchè questi traumi sociali non accadano. Bisogna agire, dunque, sulle cause che spesso li determinano, al fine creare le condizioni che impediscano a queste manifestazioni estreme di fare breccia sulla società umana.

Ecco perchè ritengo che siano importanti dei percorsi educativi che puntino sull’educazione sessuale vera, sull’educazione sentimentale o del cuore e sull’educazione civica o della ragione.

Partendo da quest’ultima ( che un tempo ci veniva insegnata sui testi della Costituzione e delle Carte dei Diritti Universali dell’uomo), ritengo fondamentale che nella scuola si debba discutere e dibattere sul significato di uguaglianza di tutti, senza distinzione di sesso, di religione, di status e di razza, poiché il concetto di uguaglianza è un punto di primaria importanza per tutti i problemi che chiamiamo di “genere”. E non è stata casuale la distribuzione che ho voluto fare a tutte le scuole elementari del territorio del libro dell’autrice Monica Vello “Pippo impara la Costituzione” affinchè ogni bambino/a imparasse a conoscere e a discutere con insegnanti e genitori, le basi sulle quali costruire una sana educazione civica.

Se ci fosse mancato questo minimo di educazione , saremmo ancora ai tempi che precedono la civiltà, nei quali la violenza sulle donne, così come sugli inermi e i più deboli, era un fatto quotidiano. Ancora oggi, purtroppo, la violenza sulle bambine, fin dal loro concepimento, come in Cina e in altri paesi asiatici, sulle adolescenti, sulle mogli, sulle madri, ma anche sulle prostitute, ci dà la prova che solo apparentemente noi viviamo nel terzo millennio , ma in realtà molte persone vivono in un tempo ben diverso, poiché restano ancora legate a modelli di comportamento che sono propri di secoli molto più bui e soggetti alla barbarie.

Insistere dunque su una educazione civica molto precoce, significa ad esempio togliere o, quantomeno, attenuare le prime manifestazioni di questa inciviltà, come il bullismo, che si capta nella Scuola in genere, fino a giungere a manifestazioni più crudeli, come lo stupro, anche di branco, il femminicidio, lo sfruttamento sul lavoro, con i ricatti anche sessuali, le diseguaglianze di salario, che sono in vigore anche nel nostro paese, senza contare l’assoluta mancanza delle pari opportunità nelle aziende, nella politica e nelle carriere.

Il secondo fronte di prevenzione è l’educazione sentimentale perchè il sentimento è un argine formidabile contro le forme di prevaricazione che si rivelano, nella maggioranza dei casi, come forme di disturbo della personalità, frequente nei maschi, che includono l’assenza di empatia, di comprensione e attenzione per l’altro da sé, che è l’essere donna per un maschio e l’essere maschio per una donna.

Il rachitismo dei sentimenti e l’incuria affettiva creano le premesse per far percepire una donna in modo totalmente deformato, attribuendole segnali e desideri che in realtà stanno solo nella fantasia dell’uomo maschio e del suo delirio di onnipotenza, ancora oggi così diffuso.

Infine l’educazione sessuale vera, profonda che diventa la conclusione ed il completamento dei primi due, perciò è importante educare anche in questo senso.

Se educhiamo, dunque, per incidere alle basi della civiltà e del sentimento, anche l’atto sessuale manifesta la sua vera natura, collocandosi in una dimensione di armonia, di reciprocità e di uno scambio alla pari.

Ma qui occorre che anche noi donne facciamo un attento esame, dobbiamo rivedere i modelli con i quali educhiamo i nostri figli, maschi e femmine, provando noi per prime una uguaglianza di rispetto e di stima per ambedue, senza forzare una percezione troppo collusiva, come madri siamo tentate di farlo, verso i maschi, che educhiamo a percepirsi come migliori e più serviti e riveriti, coltivando così nell’immaginario sociale e nel tramando di questo immaginario la perpetuazione di una diseguaglianza che poi genera i fenomeni che oggi siamo qui a denunciare.